La Storia come mezzo di conoscenza Il Risorgimento in Abruzzo - Il Risorgimento "interpretato" dal contemporaneo Nicola Monti
 
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    La Storia come mezzo di conoscenza Il Risorgimento in Abruzzo

    Il Risorgimento "interpretato" dal contemporaneo Nicola Monti

    Mercoledì 7 Marzo 2018, le sezioni quarte dell’Istituto Tecnico Tito Acerbo sono state convocate in Aula Magna per il convegno relativo al Risorgimento. Con il termine di Risorgimento intendiamo il periodo della storia italiana durante il quale l'Italia ha conseguito la propria unità nazionale. Tra i protagonisti di tale convegno troviamo l’illustre Sig.Nicola Monti laureato in Economia e Management e  Giurisprudenza. In onore di tale incontro, egli ha presentato il saggio “Il Risorgimento d'Abruzzo, dal 1859 ai briganti” in cui l'autore ripercorre la vicenda del Risorgimento con lo scopo di chiarire i dubbi, spesso generati da luoghi comuni, relativi all'importanza di alcuni accadimenti.  Dal suo lungo discorso sono sorti alcuni interrogativi ai quali il sig. Nicola Monti ha accettato di buon grado di rispondere.

     

    Lei è laureato in Economia e Management e in Giurisprudenza, come le è venuta la passione della storia?

    La storia ha una particolarità, in quanto permette al prossimo di capire il presente attraverso il passato, così da non fare gli stessi errori in futuro. Questo è uno dei motivi per i quali la storia è di fondamentale importanza per l'umanità intera.  “Storia magistra vitae” recita un detto. Essa può essere comparata ad un puzzle costante che si aggiorna di evento in evento e... solo una conoscenza della storia può aiutare a capire il senso di ciò che ci circonda. La maggior parte di ciò che vediamo oggi è riconducibile a qualcosa che è accaduto decenni orsono. E dal momento che qualsiasi evento ha presentato delle conseguenze, studiare la storia offre strumenti di inestimabile valore per la comprensione del presente.

     

    Delle vicende che ha documentato qual è l'atteggiamento dei piemontesi verso il Meridione? Il Risorgimento può essere considerato guerra di conquista?

    Sinceramente, non so rispondere a queste domande, poiché i Piemontesi hanno cercato per venti lunghi anni di conquistare le terre di proprietà dei Briganti.   E tale politica di conquista fu resa possibile dall'applicazione di leggi durissime quali il Decreto di Re Ferdinando e il Decreto di Francesco II. Secondo quest'ultimo i Tribunali avevano l'onore di processare e giustiziare coloro che si macchiavano di reati quali resistenza alla forza pubblica, brigantaggio e favoreggiamento al brigantaggio. D'altro canto, bisogna riconoscere la stessa rigida politica da parte dei Briganti, i quali si comportavano di conseguenza nei confronti degli stessi Piemontesi.

     

    Quindi la Storia ha un alto potere formativo. Cosa vorrebbe consigliare ai giovani della nostra età a tal riguardo?

    Bisogna approfondire e non limitarsi alle conoscenze acquisite da terze persone, in quanto i media assumono un ruolo determinante nella divulgazione delle informazioni. Si parla di manipolazione della realtà attraverso i media.  Or dunque è necessario munirsi dei più importanti documenti dell'epoca, in modo tale da avere una descrizione oggettiva dei fatti storici. Infatti, io stesso, per scrivere il saggio “Il Risorgimento d'Abruzzo, dal 1859 ai briganti”, ho allegato alcuni documenti sulla base dei quali ho riportato cronologicamente le vicende concernenti il Risorgimento in Abruzzo. È alquanto difficile essere imparziali nello studio della Storia, motivo per cui l'unica soluzione è quella di effettuare un’attenta analisi dei documenti originali.

    di Michela Angelastro


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