La più alta forma di democrazia: il plebiscito - Il dott. Fimiani e il Prof. Di Bartolomeo all’Acerbo per spiegare i plebisciti
 
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La più alta forma di democrazia: il plebiscito

Il dott. Fimiani e il Prof. Di Bartolomeo all’Acerbo per spiegare i plebisciti

“Nulla si raggiunge senza fatica e lavoro”. E’ stato questo il tema chiave dell’incontro tenutosi il 23 marzo nell’Istituto Tecnico “Tito Acerbo”. I protagonisti del convegno sono stati il Dottor Enzo Fimiani, direttore della biblioteca comunale di Pescara e il Professor Daniele Di Bartolomeo, storico e specialista di rivoluzione francese. I due sono stati presentati dalla Preside Annateresa Rocchi e dalla Professoressa Nobis. Il dottor Fimiani, storico per passione, ha presentato il suo nuovo libro in cui è possibile trovare una sua attenta e scrupolosa riflessione sui plebisciti

-“Che cos’è il plebiscito?”- Ha chiesto il prof. Di Bartolomeo, per iniziare a spiegare un concetto ampio e tutt’altro che semplice.

Fimiani, quindi, ha spiegato ai presenti che il plebiscito è  una consultazione popolare in cui vengono chiamati tutti gli aventi diritto al voto che, a seconda del periodo storico, erano in numero differente. Si contraddistingue dalle elezioni politiche perché il popolo viene chiamato per dire “sì” o “no” su una determinata questione.

Il professore ha continuato la sua intervista chiedendo a Fimiani com’è nato il suo libro. E’ in quel momento che Fimiani pronunciò la frase simbolo del convegno.

“Nulla si raggiunge senza fatica e duro lavoro; ciò che si raggiunge senza fatica è poco duraturo”

Continuò, quindi, dicendo che iniziò a studiare i plebisciti nel 1984 ed è riuscito a raccogliere tutti i dati e le informazioni in questo libro.

Fimiani ha raccontato, poi, di come si è appassionato della storia e dei plebisciti in particolare; si è soffermato inevitabilmente sul plebiscito della Rivoluzione francese.

“Uno dei provvedimenti più rivoluzionari della storia” ha affermato,  aggiungendo che gli sarebbe piaciuto partecipare.

Dopidichè lo storico Di Bartolomeo ha chiesto a Fimiani come è nato il titolo del suo libro.

“L’umanità più uno”- titolo del libro dello storico- “è un iperbole. Dentro il concetto di umanità c’è tutta la storia del plebiscito.”

Il dottor Fimiani ha concluso dicendo che, pur non essendo un vero e proprio plebiscito, avrebbe voluto partecipare al referendum istituzionale del 1946, definendolo un atto rivoluzionario al pari, o quasi, di quello del 1789.

I ragazzi presenti hanno seguito attentamente il convegno, soprattutto gli alunni delle classi quinte che hanno avuto l’opportunità di approfondire un argomento importante per l’esame.

Alla fine del convegno abbiamo posto allo storico alcune domande per approfondire il suo punto di vista sull’argomento.

-“Nella sua relazione, lei parla di plebiscito come una consultazione popolare che può essere usata sia in un contesto democratico, sia in uno antidemocratico. Come il cittadino può, o poteva riconoscere queste forme più subdole?”

Oggi, nel XXI secolo, i mezzi i comunicazione sono molto più sviluppati, perciò avere una coscienza critica è molto più difficile. L’Italia e il mondo sono molto più manipolabili e la coscienza civile è peggiorata.

L’unica cura, in una realtà democratica, è quindi educare i cittadini investendo nella scuola ed iniziare a “seminare” sin da piccoli.

Di fatto, il problema della democrazia è che da quando il bambino nasce, è democratico.

Niente di più sbagliato, bisogna educare alla democrazia, cosa che, da anni purtroppo, non si fa più.

-“Le democrazie odierne sono in evidente crisi, trova attuabile una democrazia diretta oggi?”

Il nostro modello di democrazia è di tipo rappresentativo, adottato perché più funzionale per parlare a decine di milioni di cittadini. All’interno della democrazia rappresentativa ci devono essere numerosi strumenti di democrazia diretta, come ad esempio il referendum. In un mondo così globalizzato, una democrazia diretta rischierebbe di mandare in cortocircuito il sistema, perciò il modo migliore per gestire una grande massa è far convivere elementi di democrazia diretta e indiretta.

-“Come storico, che consigli darebbe ad un giovane per permettergli di comprendere la politica odierna?”

Temo, purtroppo, che l’unica strada sia quella dello studio e della conoscenza. Bisogna tradurre il sapere dei giovani in conoscenza. Questo è possibile grazie allo studio, alla lettura, all’informazione.

Questo è l’unico modo per avere una coscienza critica.

Ringraziamo lo storico Di Bartolomeo e il dottor Fimiani per il loro intervento e per aver dato la possibolità a noi ragazzi di conoscere diversi punti di vista sullo strumento dei plebisciti.

 

di Enrico Di Campli


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