Le scuole italiane cadono a pezzi nell’indifferenza generale - Gli Istituti italiani sono ridotti veramente male, e sono i dati a confermarlo
 
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    Le scuole italiane cadono a pezzi nell’indifferenza generale

    Gli Istituti italiani sono ridotti veramente male, e sono i dati a confermarlo

    L’ultimo caso si è verificato in un Istituto Professionale di Napoli, il 24 ottobre, dove uno studente si è salvato per miracolo dopo il crollo di un neon attaccato al soffitto. In questa situazione disastrosa, i dati sottolineano l’inefficienza dal punto di vista strutturale degli Istituti italiani. Dall’ultimo aggiornamento dell’anagrafe edilizia scolastica, redatta dal Miur - Ministero dell’Istruzione e dell’Università e della Ricerca – su 40.151 edifici scolastici solo la metà è stata costruita prima del 1970, e solo il 53,2%  possiede il certificato di collaudo statico. Ben il 59,5% delle scuole italiane non ha il certificato di prevenzione incendi, il 53,8% non possiede il certificato di agibilità/abitabilità, oltre il 21% degli edifici scolastici non è dotato di un piano di emergenza. La situazione è veramente preoccupante, soprattutto se si pensa che anche alcuni edifici situati in zone con rischio di sismicità elevato ( ben il 41% ) necessitano di interventi urgenti per la messa in sicurezza, dato che solo il 12,3% è progettato con tecniche di costruzione antisismica. Nonostante i numerosi incidenti scolastici, causati dall’incuria e dall’abbandono, chi dovrebbe occuparsi della manutenzione continua a perseguire i propri interessi, mettendo a rischio la vita di studenti/studentesse, insegnanti e personale. Sia nel 2016 che nel 2017 si sono registrati oltre 15.000 casi di incidenti scolastici, mentre i crolli censiti tra settembre 2017 e luglio 2018 sono stati invece 50. Molto spesso si sono verificate vere e proprie tragedie, come il crollo, a causa del terremoto in Molise, della scuola “ Francesco Jovine “ di San Giuliano di Puglia, da poco ristrutturata e ampliata, ma non sottoposta ad alcun collaudo prima dell’inizio dell’attività scolastica. Il bilancio delle vittime è stato di 27 bambini e 1 maestra. Oppure il crollo della Casa dello Studente dell’Aquila, a causa del terremoto dell’aprile 2009, che ha causato la morte di 9 ragazzi. Questa disastrosa situazione è il frutto di numerosi tagli all’istruzione, compiuti dai vari Governi che si sono susseguiti negli anni, che hanno completamente dimenticato gli/le studenti/studentesse e le loro esigenze, costringendoli a frequentare strutture malandate e vecchie. Con il rischio che qualcosa cada loro addosso. Quella dei tagli ai fondi scolastici, effettuati prima dal Governo Berlusconi IV nel 2008-2010 e poi dal Governo Renzi 2014-2016, nel quale la spesa pubblica per l’istruzione ( in percentuale rispetto al Pil ) è passata dal 3,9% al 3,7% ( riducendo le iscrizioni alle università ), è ormai una tradizione portata avanti anche dal nuovo Governo, che nonostante le numerose promesse, si appresta a tagliare, con la nuova Legge di Bilancio, fra i 100 e 150 milioni di euro.  Cosa dovrebbe fare l’Italia per migliorare questa situazione ? Innanzitutto prendere spunto dalle altre realtà europee, che stanziano molte risorse economiche per il sistema scolastico. Stando agli ultimi dati Eurostat (Ufficio Statistico dell’Unione Europea), l’Italia è terzultima in Europa per spesa in istruzione, peggio di noi solo Romania e Irlanda. In Europa la spesa media per questo settore è di 127 miliardi, pari al 4,9% del Pil, a fronte dei 65,1 miliardi spesi dall’Italia. Ad esempio la Danimarca spende il 7% del Pil, il Belgio il 6,4%, la Lettonia il 6%, Cipro il 5,7%. Un gap che sottolinea ancora di più l’inefficienza della nostra classe dirigente. Bisogna adottare politiche serie, che garantiscano il funzionamento di un settore fondamentale per il futuro di un Paese, stanziare più fondi, effettuare maggiori controlli sullo stato degli edifici, in modo tale da poter garantire un servizio efficiente e soprattutto sicuro. Le speranze che la situazione migliori, anche con questo Governo, sono ben poche. Gli studenti, però, non devono smettere di manifestare e far sentire la propria voce, come è successo diverse settimane fa, quando migliaia e migliaia di studenti e studentesse sono scesi/e in piazza per ribadire i propri diritti e chiedere il ripristino dei finanziamenti sottratti alla scuola e all’università. In tutta Italia, da Milano a Napoli, da Verona a Taranto, da Roma a Messina. In tutto il paese si è levata alta la voce degli studenti e delle studentesse, che per troppi anni sono stati/e costretti/e a subire ingiustizie e soprusi. Bisogna continuare a combattere per i propri diritti, manifestando e occupando gli Istituti, perché la strada da fare è lunga e in salita. Insieme possiamo cambiare tutto questo, chiedendo a gran voce “SICUREZZA“ . Oggi, inoltre, è necessario riportare al centro delle varie discussioni politiche i temi della scuola e dell’istruzione in generale. Troppo spesso le istituzioni e la nostra classe dirigente si sono dimenticate completamente di questi temi, trascurando il ruolo fondamentale che ricoprono all’interno della società e della vita democratica di un Paese. Come diceva il grande Calamandrei durante un discorso tenuto alla Società Umanitaria di Milano, in occasione di una conferenza organizzata da un gruppo di 11 studenti sulla Costituzione, l’11 febbraio del 1950 << Difendiamo la scuola democratica, che può essere strumento affinché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà. Difendiamo la scuola, organo vitale della democrazia, che serve a risolvere il problema della creazione della classe dirigente; non solo nel senso di classe politica, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico. Perchè uno Stato senza una scuola efficiente non è uno Stato >>.

     

    di Mattia D'Incecco


    Parole chiave:

    scuola italiana

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