Le donne dicono BASTA! - Polizia di Stato al Tito Acerbo contro la violenza sulle donne
 
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Le donne dicono BASTA!

Polizia di Stato al Tito Acerbo contro la violenza sulle donne

Il 24 Novembre 2018, nell’aula magna dell’Istituto Tecnico Statale “Tito Acerbo”, ha avuto luogo una conferenza tenuta dalla Polizia di Stato, portavoce del progetto “Camper Rosa”. In realtà il loro camper non è rosa, ma hanno voluto chiamarlo così perché è il simbolo della lotta alla violenza sulle donne. Questo camper gira per le piazze d’Italia, e funge come centro di ascolto e informazione, e magari convince alcune donne a denunciare, perchè molte di loro non lo fanno per paura.

L’ispettrice che era lì a parlarci, ci ha ricordato che tutti possiamo fare qualcosa davanti alla violenza e che non bisogna mai sottovalutare il problema, perché da un fatto stupido si può giungere ad qualcosa di molto più grave, questo fenomeno è chiamato dalla polizia “escalation di violenza”. Poi ci ha spiegato che non bisogna fermarsi solo alla violenza fisica sulle donne, ma bisogna combattere ogni tipo di violenza, anche la violenza psicologica. Questo incontro è stato interessante perché la polizia è uscita dagli uffici ed è entrata nelle scuole per sensibilizzare e informare noi ragazzi su questa orribile macchia della nostra società. Inoltre l'ispettrice ci ha fornito un dato molto allarmante: a Pescara il 40% dei casi che la polizia affronta sono liti familiari, che potrebbero, e a volte sono, degenerati in violenza fisica. Molte sono le violenze che si consumano ogni giorno, magari proprio nella porta accanto alla nostra. Bisogna intervenire!

Per concludere lascio un estratto di un monologo di Luciana Littizzetto sulla Violenza sulle donne, che sia per tutti uno spunto di riflessione su questo tema:

In Italia, in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, una compagna, una figlia, un’amante, una sorella, una ex.

Magari in famiglia, perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore.

La uccide perché la considera una sua proprietà, perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, e sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro.

E noi che siamo ingenue, spesso, scambiamo tutto per amore.

Ma l’amore, con la violenza e le botte non c’entrano un tubo.

L’amore, con gli schiaffi e i pugni c’entra come la libertà con la prigione.

Noi, a Torino, che risentiamo della nobiltà reale diciamo che è come passare dal risotto alla merda.

Un uomo che ci mena non ci ama, mettiamocelo in testa, salviamolo nell’hard disk.

Vogliamo credere che ci ami, bene, allora ci ama male.

Non è questo l’amore.

Un uomo che ci picchia è uno stronzo, sempre, e dobbiamo capirlo subito, al primo schiaffo, perché tanto arriverà anche un secondo, e un terzo, e un quarto.

L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe le costole, non lascia lividi sulla faccia.

Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti. No, ne abbiamo una sola.

Non buttiamola via.

 

 

 

di Ester Aureliano


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