Riconoscimento alla senatrice Liliana Segre - Alla senatrice a vita Liliana Segre viene assegnato il titolo di Membro onorario
 
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    Riconoscimento alla senatrice Liliana Segre

    Alla senatrice a vita Liliana Segre viene assegnato il titolo di Membro onorario

    2018: un anno che ci ha portato tanti avvenimenti, eventi o semplici, brevi ma intense esperienze come quella del 30 ottobre.

     Quel giorno alle ore 15.00 nell’Università d'Annunzio di Chieti alla senatrice a vita Liliana Segre viene assegnato il titolo di Membro onorario del corpo accademico in occasione della ricorrenza delle Leggi razziali. Il riconoscimento, proposto dal professor Trinchese e accolto dal rettore e dal Senato Accademico, nasce dal suo impegno per la testimonianza viva dei campi di concentramento nazisti, in cui fu rinchiusa da adolescente e da cui riuscì a salvarsi.
    La persecuzione dell’ebraismo italiano fu uno dei periodi più bui: quello delle leggi razziste del fascismo che portarono all’allontanamento e all’emarginazione degli ebrei italiani, non solo dalle scuole ma anche dai luoghi di lavoro. Fu una vera privazione dei diritti di cittadinanza dei nostri connazionali discriminati soltanto per la colpa di essere nati ebrei. Qui seguì la deportazione, lo sterminio nei campi, nei lager nazisti. “Nell’ orrore dei lager un raro momento di umanità” racconta Liliana, “era costituito da brevissimi momenti quasi rubati di scuola”. Erano pochi minuti al giorno quando Liliana, nella fabbrica in cui lavorava al sevizio dei nazisti, poteva avvicinare un deportato che in un'altra vita era stato un professore di storia. “Appena due minuti”, ci racconta, “il tempo della consegna del materiale [...] lui faceva queste micro lezioni: un raro spazio di umanità in quel deserto di inumanità che era la vita nel lager”. Di nuovo lo studio e la scuola tornarono decisivi per la senatrice nel momento del ritorno…momento difficile del ritorno dopo la guerra. La storia della bambina di allora tra l’arresto, il campo di concentramento e il difficile ritorno e successivamente il reinserimento nel contesto dell’Italia del dopoguerra, il suo lavoro instancabile di testimonianza e di vigilanza sul rispetto dei diritti di tutti e contro ogni discriminazione diventano per tutti noi, oggi, giovani e adulti un insegnamento al quale riconosciamo un ruolo fondamentale per la nostra comunità cittadina e per la nostra coscienza di esseri umani. Molti sopravvissuti si sono chiesti: ”Perché? Perché io?”. Certo si può dire che sia stato il caso che ha favorito l’una o l’altra persona, ma oggi possiamo anche dire che non è stato solo un caso, ma si annida una ragione profonda per cui alcuni sono tornati da quell’ orrore perché noi abbiamo ancora oggi bisogno di loro, della loro testimonianza, della loro memoria. Abbiamo bisogno che questa memoria diventi parte della nostra storia e della nostra identità di persone.

    Tutto ciò traspare dalla sua narrazione coinvolgente e diretta, dove si sentivano appieno le emozioni e i sentimenti che la senatrice ha provato durante la sua esperienza. Questo ci fa capire quanto noi siamo fortunati a vivere una PACE in uno stato democratico, dove oramai principi e valori come questi sono dati per scontato. Con questa consapevolezza dovremmo sentire il bisogno di “conoscenza e coscienza” per difendere quei valori che sembrano caduti nell’oblio e riaffermarli con forza. Forse così difenderemo il nostro futuro.

    di Beatrice Pinti

    di Simona Persico


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    attualità

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